Alfano I, il vescovo poeta che ispirò il Duomo di Salerno

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Alfano I nacque a Salerno. È stato abate, medico, scrittore e arcivescovo italiano, importante esponente della scuola medica salernitana. La data della sua nascita è incerta, ma si fa risalire tra il 1015 e il 1020, da una nobile famiglia imparentata con Guaimario III, Principe Longobardo di Salerno. Fu monaco nel monastero di Santa Sofia a Benevento e poi a Montecassino.

Quando Guaimario IV, nel 1031, succedette al padre, Alfano divenne abate del monastero di San Benedetto a Salerno e successivamente arcivescovo della città nel 1058. Personaggio eclettico, fu medico della Scuola Medica Salernitana, scrittore, poeta e architetto, fu autore di diversi inni a carattere sacro, la cui ispirazione rivela una notevole conoscenza della poetica di Orazio, ma è ricordato soprattutto per essere stato uno dei principali esponenti tra gli intellettuali benedettini del medioevo. La sua figura è legata a quella dell’abate di Montecassino, Desiderio (futuro papa Vittore III), di cui fu intimo amico.

I due, insieme, promossero una riforma morale e politica della Chiesa. Alfano gli presentò anche il famoso medico e traduttore Costantino l’Africano che fu accolto da Desiderio a Montecassino, “offrendogli la possibilità di continuare a tradurre e scrivere opere di medicina, una delle quali, il De stomaco, fu dedicato allo stesso Alfano”. Alfano partecipò al concilio di Melfi, a quello di Salerno e al concilio di Roma. Nella sua opera pastorale eresse nel 1058 la diocesi di Nusco e consacrò Sant’Amato Landone suo primo vescovo.

Nel 1063, si recò a Costantinopoli con il principe di Salerno Gisulfo II per promuovere una lega anti-normanna, ma Gisulfo, a sua insaputa, lo lasciò in ostaggio all’imperatore d’Oriente. Nonostante la prigionia, a Costantinopoli, Alfano ebbe occasione di studiare testi medici e filosofici greci e bizantini, in particolare Nemesio di Emesa, di cui tradusse dal greco il De Natura Hominis.

Riuscì a fuggire e a tornare in Italia dove fu accolto dal normanno Roberto il Guiscardo e dalla moglie Sichelgaita di Salerno, sorella di Gisulfo. Nel 1076 il Guiscardo conquistò Salerno ed Alfano fece da mediatore, nella delicata fase di transizione, tra longobardi e normanni.

Negli anni successivi, a Salerno si sviluppò notevolmente il culto dei santi proprio a opera di Alfano, che fece rinvenire le reliquie e ne curò le tumulazioni; furono ritrovate non solo le reliquie dei santissimi Fortunato, Gaio e Ante, del martire Felice, ma anche quelle di san Matteo apostolo, che erano state portate a Salerno da Gisulfo I nel 954.

Il ritrovamento delle reliquie dell’evangelista fece sì che lo stesso Gregorio VII si rallegrasse con Alfano, che approfittò di tanto entusiasmo per proporre la costruzione di un monumento che manifestasse tutta la santità e lo splendore di Salerno. Fu così che nel 1080 iniziò con il patrocinio di Roberto il Guiscardo, la costruzione del Duomo di Salerno, consacrato poi da Papa Gregorio VII nel 1084. Alfano si spense il 9 ottobre del 1085 a Salerno.

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