Il passaporto vaccinale

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di Giovanni Serva

La Commissione Europea sta lavorando all’introduzione del cosiddetto Passaporto Vaccinale.
Si chiamerà Digital Green Pass e sarà introdotto a metà marzo, in un pacchetto di misure che riguardano i viaggi e gli spostamenti all’interno dell’Unione Europea.

L’obiettivo è quello di tornare ad una graduale ripartenza dei flussi turistici in totale sicurezza.
Il documento, aggiuntivo al passaporto, dovrà contenere informazioni relative alla vaccinazione, per coloro i quali vi si sono già sottoposti.

Quanti ancora non sono vaccinati invece, dovranno comprovare i risultati dei test effettuati e con ogni probabilità si dovranno preventivamente sottoporre a tampone a distanza di poche ore dalla partenza.
In alcuni Paesi sarà possibilmente mantenuta la regola del tampone da effettuarsi ogni 5 giorni di permanenza nella località.

Per coloro che hanno già contratto il virus, la certificazione dovrà attestare la loro immunità acquisita.

Anche in questo caso le polemiche non mancano, molti hanno sollevato dubbi sulla mancanza di privacy, ed il nostro Garante ha sottolineato l’esigenza di una legge nazionale a tutela dei dati.
La Commissione Europea rassicura, probabilmente saranno adottati accorgimenti a tal riguardo, si parla di rendere disponibili le informazioni tramite un QR-code su un’apposita app, come ha fatto Israele, paese pilota del ritorno alla normalità.

Ma c’è un altro elemento a destare preoccupazione, secondo quanto dichiarato dall’AIFA, l’agenzia Italiana del Farmaco, non c’è ancora nessuna evidenza che dimostri la non contagiosità di quanti abbiano già fatto il vaccino, anzi alcuni autorevoli esponenti si sono espressi in direzione opposta, ed è ovviamente troppo presto per raccogliere dati significativi al riguardo.
È chiaro però che le pressioni di alcuni Paesi Ue siano forti, a spingere con insistenza sull’introduzione del Green Pass sono Grecia e Spagna, che essendo a vocazione turistica, vorrebbero una riapertura dei flussi già da quest’estate. I più cauti invece sono Germania, Olanda e Belgio.

Infine, non è ancora scontato che il Digital Green Pass sia un documento valido per viaggiare anche al di fuori dell’UE, anche se sembrerebbe che la Commissione Europea sia al lavoro per un riconoscimento globale del documento, ed Il portavoce dichiara “Il pass riguarderà lo spostamento tra una frontiera ed un’altra, ma non quanto potrà essere fatto col pass all’interno dello Stato membro”
Dunque, in casa propria ogni Paese continuerà a gestire la pandemia in autonomia.

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